Proposte didattiche e materiali per affiancare i giovani studenti nel loro percorso di apprendimento.
Un valido aiuto per i genitori e i tutor ...
e uno strumento da consigliare da parte dei docenti.
Le regole se sono regole possono adattarsi?
Ne avevo una per suonare il pianoforte, tanti anni fa. Studiavo una battuta, la provavo sui tasti. Una prima volta, una seconda e una terza. Se in queste tre volte compariva un errore o anche solo una sbavatura ricominciavo da capo I'esercizio e a contare fino a 3.
Se invece tutto filava liscio proseguivo con una nuova battuta.
Ho applicato questa regola con i miei studenti per vedere se funzionava: si affronta un argomento e al termine dello studio li metto alla prova 3 volte. Se non sbagliano possiamo andare avanti. L'argomento è capito.
Se c'è un errore si ricomincia dal principio con lo studio e anche a contare fino a 3.
Alcuni dei miei bimbi però hanno voluto verificare che la regola funzioni un po' prima, non hanno tempo da perdere...e le 3 volte non sono più solo una conferma di ciò che si è appreso ma una guida per imparare a studiare.
Leggono una prima volta, non capiscono tanto bene, ma non c'è frustrazione perchè sanno di avere ancora due tentativi a disposizione...è la regola!
Rileggono una seconda volta e iniziano a inquadrare bene le difficoltà.
Alla terza volta molto spesso sono pronti per affrontare l'esercizio di verifica, sempre per 3 volte.
Ho visto questa regola funzionare in un altro modo ancora, dentro di me.
Spiego un argomento la prima volta non aspettandomi che venga appreso ma solo intuito. La seconda volta lo rispiego confidando nel fatto che ne verrà almeno ricordata l'esistenza. La terza volta accade che durante la spiegazione le mie parole si intreccino con quelle dello studente.
Se non succede vuol dire che le tre volte sono servite a qualcos'altro, anche solo a scoprire insieme come studiare un nuovo argomento.
Quindi sì, questa regola, che è una regola speciale, funziona anche quando si adatta alle situazioni e agli studenti.
Perché la regola del 3 è un metodo che insegna la pazienza di apprendere e anche quella di spiegare.
I fatti numerici sono ciò che utilizziamo quotidianamente per difenderci dalla fatica del "contare", non sono altro che una strategia di calcolo per assecondare l'esigenza di abbreviare i tempi di esecuzione dei calcoli che apprendiamo durante il percorso scolastico.
Per i ragazzi con disturbi di apprendimento la possibilità di individuare personali tecniche di calcolo è talvolta limitata.
In questi casi i docenti, i tutor, i genitori possono illustrare i passaggi necessari alla risoluzione delle consegne.
Io, nel percorso di apprendimento della matematica nei giovanissimi, utilizzo gli amici del 10, coppie di numeri la cui somma è 10.
Potete trovare una descrizione dettagliata nel libro "Sassolini per contare", in cui associo a ciascun numero un colore ben definito, appropriatamente ricercato per favorire la memorizzazione delle coppie.
Ma, una volta memorizzati gli amici del 10, in che modo queste coppie di numeri possono aiutare nel calcolo a mente che viene richiesto successivamente?
Il metodo è fondamentale.
Io utilizzo una sequenza di tipologie di calcolo che passo dopo passo sostengono le funzioni esecutive, in particolare la memoria di lavoro, e che quindi permettono l'esecuzione anche di calcoli complessi che per molti bambini con disturbi di apprendimento risultano all'inizio apparentemente impossibili.
Resta ben inteso che questi bambini faranno sempre fatica nel calcolo a mente, questo aspetto non cambia.
L'esercizio costante li aiuterà nell'apprendimento della tecnica di calcolo ma non li porterà a rinunciare agli strumenti compensativi.
Imparare a gestire un calcolo a mente con gli amici del 10 è un passo importante e non trascurabile per l'apprendimento della matematica che si presenterà loro negli anni di scuola successivi.
È una sorta di allenamento della parte istintiva che i bambini con disturbi dell’apprendimento non sviluppano in altro modo.
Il primo calcolo con l'intervento degli amici del 10 che affronto è l'addizione tra due numeri, sole unità, la cui somma risulti maggiore di 10, per esempio 7 + 4.
Sdoppiando un addendo formo una coppia di amici e creo così la decina senza troppa fatica.
Anche voi istintivamente calcolate in questo modo?
Ho avuto con me una bimba di quarta elementare che non sapeva fare somme e sottrazioni a mente.
Contava, non calcolava.
Riusciva ad eseguire le operazioni in colonna perché eseguiva con le dita ogni calcolo del procedimento, contando.
Solitamente cerco di recuperare la capacità di calcolare a mente spiegando ciò che per la maggior parte dei bambini è istintivo: una strategia per evitare di contare e per ridurre al minimo il tempo di risoluzione.
Ci si basa su fatti numerici che si apprendono con il tempo, si impara a visualizzare gli amici del 10 e così via fino ad avere un "trucchetto" per ogni calcolo.
Ma capita qualche volta che non si riesca proprio ad apprendere nessuna scorciatoia e allora il contare diventa l'unica soluzione.
E si conta con le dita.
Fortuna vuole che ciò che noi usiamo abitualmente sia un sistema numerico decimale.
Addizioni e sottrazioni sono fattibili, seppure con fatica e lentezza.
Ma con le dita delle mani possiamo anche calcolare e non soltanto contare.
Le mani sono utili anche per le divisioni e prima ancora vanno usate per le moltiplicazioni.
In che modo?
Imparando a ripetere le tabelline in fila (tre, sei, nove, dodici…) alzando per ogni numero un dito di una mano (pollice, indice, medio, anulare, mignolo) e poi dell'altra.
Questa modalità sarà utile per la divisione.
In quale modo?
Dovendo calcolare ad esempio 15 : 3 ripeteremo la tabellina del 3 con le dita fino ad arrivare con la voce al numero 15. Mentre diremo "quindici" individueremo cinque dita sulla mano. Questo sarà il risultato della divisione.
Un calcolo vero e proprio con il supporto dei fatti numerici e delle dita.
La nonna di Paolo, che ha 60 anni, ha comprato 6 libri per i suoi 3 nipotini. Quanti libri riceverà ciascun nipotino?
Manca un dato.
Non credo manchi un dato.
Sì invece.
E quale dato manca?
Manca il numero delle pagine di ogni libro.
Ma non è un dato utile.
E allora come faccio a sapere quale libro devo dare al più grande che legge più velocemente e al più piccolo che legge più lentamente?
Questo dialogo è avvenuto veramente tra me e un bimbo della scuola elementare.
A quell'età devono individuare i dati utili eliminando quelli superflui.
Il mio allievo ha ritenuto non solo che non ci fossero dati inutili ma che ce ne fossero di mancanti.
Per un bambino non è la stessa cosa ricevere un regalo grande o uno piccolo, mangiare una fetta di torta grande o piccola. C’è una sostanziale differenza che non può essere trascurata da parte sua nemmeno quando si tratta di rappresentare una situazione da risolvere con una semplice operazione di calcolo.
Fa fatica a staccarsi dalla realtà, ad astrarre il problema, anche se a noi proprio quel problema sembra essere una situazione reale.
Per questi ragazzi è necessario apprendere per piccoli passi il linguaggio utilizzato nel testo e lo schema con cui rappresentare i dati. Devono “accettare” che si tratti di una rappresentazione della realtà, concordata con altre persone, e non più della loro realtà soggettiva.
Come fare?
Ciò che per loro non è istintivo deve essere costruito con cura dedicando il giusto tempo alla lettura del testo, alla sua comprensione e all'analisi dei dati, un passaggio fondamentale che troppo spesso viene dato per scontato.
Quindi, prima di pianificare la risoluzione di un problema, dobbiamo accertarci che il testo sia stato compreso leggendo insieme ad alta voce, commentando, e che i dati siano stati interpretati e riportati correttamente nella parte dello svolgimento che precede lo schema risolutivo.
Le immagini che accompagnano questo testo sono frutto del lavoro di Marco Palazzi per "Zio Paperone e la lettera del primo socio" su Topolino n. 3508 , su indicazione di Max Valentini, sceneggiatore e scrittore, che ho avuto il piacere di ospitare per MiA30', https://youtu.be/V54BJXL58ZY .
Queste tavole sono un esempio di ciò che accade durante la creazione di un fumetto: si inizia dalla stesura di un testo da parte di uno sceneggiatore, si passa alla creazione del disegno e poi si conclude con la scrittura dei dialoghi.
Passi, passaggi di mano in mano, da un professionista ad un altro, per creare un racconto a fumetti.
Una puntata che mi ha ispirato ad una serie di riflessioni su come il fumetto possa essere uno spunto da cui partire per imparare a gestire le idee, a caratterizzare dei personaggi, ad ideare una trama, anche quando le difficoltà dovute a specifici disturbi dell'apprendimento che impattano fortemente in questo ambito sembrano insormontabili.
1. Formato Visivo e Narrazione Breve
Similitudine con una mappa concettuale: La struttura di un fumetto, divisa in vignette, assomiglia a una sorta di mappa visiva in cui ogni scena o azione è rappresentata visivamente in un piccolo spazio. Questo aiuta a organizzare le idee e a mantenere la sequenzialità della narrazione, risultando più facile per chi ha DSA e ADHD, che spesso faticano a sviluppare testi lunghi e lineari.
Narrazione per immagini: Il fumetto richiede di raccontare attraverso immagini, con poche parole. Questo approccio è utile per chi ha difficoltà a concentrarsi su testi lunghi, perché permette di condensare le idee in singole scene, alleggerendo la parte scritta e mantenendo alta l’attenzione.
...e se disegnare è un problema vi sono molti strumenti e applicazioni supportati dall'Intelligenza Artificiale che possono fornire un supporto visivo.
Gestione dell'Attenzione e del Flusso Creativo
Le vignette sono come unità di lavoro. Il fumetto permette di concentrarsi su una vignetta alla volta, anziché dover gestire l'intero testo. Questo è vantaggioso sia per chi ha ADHD, che può così lavorare in brevi sessioni su singole vignette o scene, sia per chi ha DSA, poiché riduce la quantità di testo da gestire in ogni parte del lavoro.
Le immagini colorate e la varietà visiva stimolano l’interesse e la motivazione, aiutando le persone con ADHD a mantenere l’attenzione. Nei DSA, l’uso di immagini è particolarmente utile per compensare le difficoltà di lettura, rendendo il messaggio più intuitivo e diretto.
Minore Complessità Ortografica e Sintattica
I fumetti usano spesso dialoghi brevi e frasi dirette, riducendo la necessità di scrivere frasi complesse. Questo può essere un vantaggio per chi ha DSA, perché rende meno probabili errori ortografici e grammaticali e limita la complessità sintattica.
Nei fumetti, le emozioni e le azioni possono essere espresse con onomatopee e simboli (come le nuvolette di rabbia o stupore), che aiutano a comunicare senza usare molte parole. Questo può essere particolarmente efficace per chi trova faticoso esprimere concetti complessi in modo verbale. Un primo passo per iniziare a comunicare senza parole.
Maggiore Libertà Creativa e Riduzione del Perfezionismo
La scrittura di un fumetto consente una maggiore libertà creativa rispetto alla narrativa tradizionale. Non è necessario attenersi rigidamente a una struttura formale, il che può alleviare la pressione su chi ha ADHD o DSA e teme di "sbagliare" o di non rispettare le regole della scrittura tradizionale.
I fumetti spesso richiedono di esprimere un’idea o un’emozione in modo rapido e sintetico. Questa immediatezza è motivante per chi ha ADHD, poiché riduce la tentazione di perfezionare continuamente ogni parola, incoraggiando un flusso creativo più spontaneo.
Facilità nella Revisione e nell’Autocorrezione
La revisione di un fumetto è spesso più intuitiva, grazie alla presenza delle immagini che aiutano a seguire il filo narrativo. Questo facilita il processo di autocorrezione e rende più immediato notare eventuali incoerenze narrative.
Sviluppo di Competenze Narrative e di Autostima
La creazione di un fumetto può migliorare l’autostima di chi ha DSA o ADHD, offrendo un modo creativo e personale di raccontare storie. Riuscire a rappresentare visivamente le proprie idee dà una sensazione di realizzazione e può aumentare la fiducia nelle proprie capacità.
Anche se il testo è limitato, la struttura narrativa è ancora importante. Creare un fumetto permette di esercitare le capacità narrative (come la costruzione dei personaggi, dei dialoghi e della trama) in un formato che rende più facile e stimolante l’apprendimento.
Vi presento uno strumento che potrà esservi utile per il ripasso delle TABELLINE.
Ascoltate insieme ai vostri figli i vari video, e se volete guardate la foto: si tratta della pagina relativa alle tabelline che potete trovare su "Sassolini per contare " edito da Voglino Editrice.